giovedì 27 aprile 2017

Williams F1 Team: Storia

La Williams F1 Team è una scuderia motoristica britannica di Formula 1, fondata da Sir Frank Williams nel 1977 dopo la cessione del suo rapporto di affari con il miliardario austro-canadese Walter Wolf, a cui aveva ceduto le quote della sua prima squadra Frank Williams Racing Cars per creare la Walter Wolf Racing (rimasta nella massima formula automobilistica fino alla fine della stagione 1979).
Al volante delle vetture di Sir Frank si sono alternati i migliori piloti della storia dell'automobilismo, da Alan Jones ad Ayrton Senna (prematuramente scomparso durante il GP di San Marino 1994), passando per Keke Rosberg, Nelson Piquet, Nigel Mansell e Alain Prost. Nei suoi anni di maggiore splendore, dal 1980 al 1997, la scuderia britannica si è aggiudicata ben 16 titoli, di cui 7 Mondiali Piloti (l'ultimo alloro fu conquistato dal canadese Jacques Villeneuve nel 1997).


Periodo Ford (1977-1983)


La FW06 del 1978
La nuova scuderia Williams F1, creata dopo l'abbandono di Frank Williams dal precedente team, schierò una March 761 per il 1977. L'unico pilota fu Patrick Nève che prese il via ad undici gare a partire dal Gran Premio di Spagna. Il team non ottenne punti in classifica con il 7º posto a Monza come miglior risultato.
Nel 1978 grazie anche alla sponsorizzazione di alcuni facoltosi sponsor dell'Arabia Saudita (alcuni dei quali facenti parte della famiglia Bin Laden), Patrick Head (storico socio di Frank Williams) disegnò la prima monoposto del neonato team britannico: la FW06. Pilota era l'australiano Alan Jones, vincitore del Gran Premio d'Austria 1977 per la Shadow. L'esordio avvenne nel Gran Premio d'Argentina, dove Jones qualificò la Williams in 14ª posizione, ritirandosi per problemi di pescaggio del combustibile nel corso del 36º giro. Già al terzo round, il Gran Premio del Sudafrica, ottenne i suoi primi punti con un ottimo 4º posto.
Nel Gran Premio degli Stati Uniti-Est a Watkins Glen Jones arrivò secondo, regalando il primo podio e il secondo giro più veloce della storia del team inglese, che concluse il suo primo anno di attività come costruttore al 10° posto della graduatoria con 11 punti.

Clay Regazzoni conquista la prima vittoria del team Williams
Head disegnò la nuova vettura la Williams FW07 per il 1979: si trattava della sua prima vettura ad "effetto suolo", soluzione aerodinamica costruttiva introdotta da Colin Chapman della Lotus Campione del Mondo in carica. Williams iscrisse una seconda vettura, in modo da avere i benefici previsti dalla Formula One Constructors Association (FOCA), ingaggiando l'esperto pilota svizzero Clay Regazzoni.
Le prime gare vennero comunque disputate con la vettura del 1978, la FW06, mentre la FW07 esordì all'avvio della stagione europea, al Gran Premio di Spagna.
Alla settima gara stagionale, arrivò il primo piazzamento a punti per la nuova vettura: Regazzoni terminò secondo al Gran Premio di Monaco a meno di un secondo dal sudafricano Jody Scheckter. Nel Gran Premio di Francia, rimasto famoso per la prima vittoria di una vettura a motore turbo e per il duello tra René Arnoux e Gilles Villeneuve, entrambe le vetture per la prima volta finirono a punti. Finalmente al Gran Premio di Gran Bretagna, Regazzoni vinse con 25 secondi di vantaggio sul secondo e si portò al sesto posto in classifica a -16 da Jody Scheckter. Al Gran Premio di Germania le Williams ottennero la prima doppietta con Jones primo e Regazzoni secondo, consentendo allo svizzero di ridurre ulteriormente il divario in classifica e di mettere Scheckter sempre più nel mirino. In Austria Jones ottenne un terzo successo e un quarto arrivò, sempre con il pilota australiano a Zandvoort, in Olanda che lo fece salire terzo a -10. Un quinto successo arrivò a fine stagione in Canada sempre con Jones dove ottenne anche pole position e giro veloce. La Williams conquistò il secondo posto nel mondiale costruttori e Jones terminò terzo nel mondiale con 75 punti dietro alle due Ferrari di Scheckter e Villeneuve.

Il dominio e i quattro titoli


La FW07 guidata dall'australiano Jones
Ancora con la FW07, nel 1980 Jones riuscì a conquistare il titolo piloti, dopo un lungo testa a testa con Nelson Piquet. Alan Jones fu affiancato dall'argentino Carlos Reutemann.
Il pilota australiano mostrò subito la bontà della propria vettura, aggiudicandosi la pole nel Gran Premio d'Argentina e dominando la gara.
I successivi trionfi di Piquet e Arnoux lo fecero precipitare al terzo posto della graduatoria, seppur con un margine di soli 5 punti da recuperare.
I trionfi di Reutemann a Monaco e di Jones in Francia e Gran Bretagna consentirono al team inglese di riprendersi la leadership di entrambi i campionati.
La vittoria della Brabham di Piquet in Italia servì solo ad allungare la partita, chiusa definitivamente con l'affermazione di Jones nel Gran Premio del Canada e legittimata dal trionfo finale negli USA-Est.
Dopo soli 3 anni di piena attività, Frank Williams conquistò i primi titoli della sua scuderia, che inaugurò un ciclo di successi che si sarebbe protratto per più di un decennio.
Da segnalare la vittoria di Jones nel Gran Premio di Spagna, la cui validità per il mondiale venne annullata a causa della guerra di potere che vedeva contrapposte la FISA (federazione internazionale dell'automobilismo, a cui facevano capo le squadre "legaliste" quali Ferrari, RenaultAlfa Romeo) e la FOCA (associazione dei costruttori, a cui appartenevano appunto la Williams, la Brabham e molti team medio-piccoli, quasi tutti inglesi).

Nel 1981 la Williams presentò una versione evoluta della FW07, in grado di aggiudicarsi due doppiette nei primi due appuntamenti dell'anno.
In Argentina e a San Marino fu Piquet ad aggiudicarsi la gara, ponendosi come maggiore rivale per il titolo ai danni di Carlos Reutemann, autore di una prima parte di stagione da incorniciare con una serie di risultati utili consecutivi che lo issarono in testa al Mondiale.

Reutemann durante il GP del Belgio

La rimonta finale del brasiliano, complice la crescita della Brabham, fu inesorabile, e nell'ultima gara dell'anno un solo punto divideva i due sudamericani in vetta alla classifica. Questo fu dovuto in parte al favoritismo del team britannico nei confronti del Campione del Mondo in carica Alan Jones, vincitore del Gran Premio di Las Vegas, su un tracciato ricavato dal parcheggio del Caesar Palace.
Carlos Reutemann, partito in pole, scivolò nelle posizioni di rincalzo, dietro al rivale Piquet. Consapevole delle difficoltà del diretto avversario, il brasiliano gestì al meglio la vettura, tagliando il traguardo in quinta posizione e guadagnando i due punti necessari per il definitivo sorpasso in classifica. La Williams poté comunque consolarsi con la vittoria del campionato costruttori.

Rosberg esulta per la vittoria nel GP di Svizzera 1982
La FW07 palesò nelle ultime gare i limiti di un progetto di 3 anni prima e Head progettò una nuova vettura per il 1982, la FW08, inizialmente pensata per avere 4 ruote sul posteriore. Riportata ad una configurazione standard, la vettura esordì nel Gran Premio di San Marino, permettendo a Keke Rosberg (che sostituì Jones) di vincere il mondiale anche per la sfortuna che colpì il pilota della Ferrari e leader del mondiale, Didier Pironi vittima di un grave incidente che ne stroncò la carriera.
Seconda guida fu Derek Daly: il pilota irlandese sostituì Reutemann dopo che l'argentino, deluso dai fatti dell'anno prima, aveva palesato propositi di ritiro accettando comunque di disputare due corse per compiacere gli sponsor. Nella terza gara dell'anno, prima dell'arrivo di Daly, la vettura di Reutemann fu affidata al veterano Mario Andretti, Campione del Mondo 1978.
Dopo le prime tre gare era Alain Prost (Renault) a guidare la classifica davanti a Niki Lauda, rientrato quell'anno con la McLaren. Nelle gare successive, il francese fu superato in classifica dal duo Watson-Pironi con Rosberg quarto a stretto contatto.
Il francese della Scuderia di Maranello, proprio ad un passo dalla conquista del suo primo titolo, fu costretto ad abbandonare il campionato con cinque gare di anticipo sulla fine del Mondiale dopo il gravissimo incidente nel Warm-up del Gran Premio di Germania. Rosberg, fino a quel momento quinto in classifica a 16 punti da Pironi, vinse la gara di Digione (Gran Premio della Svizzera), e grazie a 19 punti conquistati in tre gare, balzò al comando del mondiale vincendo il titolo con soli 44 punti, record tuttora imbattuto.


Periodo Honda (1983-1987)



La Williams-Honda del 1983
Se nel 1982, l'affidabilità permise di competere con i motori turbo ben più potenti, nel 1983 divenne impossibile competere e la vettura FW08C (adattamento della precedente al nuovo regolamento che abolisce le vetture ad effetto suolo) portò alla Williams solo una vittoria a Montecarlo con Rosberg, grazie ad un indovinata scelta di gomme.
Nella seconda parte di stagione le prestazioni peggiorarono e Keke Rosberg perse progressivamente terreno chiudendo quinto senza ottenere punti per sei corse consecutive, mentre l'altro pilota Jacques Laffite subì anche l'onta di due non qualificazioni. Nel Gran Premio d'Europa viene schierata una terza macchina affidata al collaudatore Jonathan Palmer.
Il dominio dei motori turbo costrinse la Williams ad abbandonare i motori Ford-Cosworth, con cui le sue vetture avevano corso dal 1970 e con i quali, oltre ai due titoli piloti, aveva conquistato anche due titoli costruttori nel 1980 e 1981, Nel 1983 venne stretto un accordo con la Honda (che aveva fatto esordire il suo motore turbo poco prima sulle Spirit) per utilizzare i propulsori V6 turbo. L'esordio fu anticipato all'ultima gara del 1983 e, malgrado una preparazione affrettata della nuova vettura FW09, Rosberg giunse quinto in Sud Africa.

Il 1984 non fu felice, soprattutto a causa del telaio della FW09, ancora in gran parte realizzato in alluminio, mentre la concorrenza ormai si era votata al telaio in fibra di carbonio.
Dopo un ottimo secondo posto nella gara inaugurale in Brasile, Rosberg non riuscì più ad eguagliare le prestazioni delle Mclaren di Prost e Lauda, limitandosi al ruolo di comprimario nei successivi appuntamenti del Mondiale. Solo nel Gran Premio di Dallas il finlandese sembrò ritrovare competitività, aggiudicandosi una gara estenuante davanti ad Arnoux e all'italiano Elio de Angelis.
Una serie di ritiri nella seconda parte di stagione fecero precipitare Rosberg all'ottavo posto della graduatoria, mentre il compagno di squadra Laffitte dovette accontentarsi di un modestissimo 14° posto con soli 5 punti.

Mansell sulla FW10 nel 1985
Nel 1985 al posto di Laffite arrivò Nigel Mansell. Dopo un inizio di stagione incerto, la nuova FW10, costruita con un telaio in fibra di carbonio come quello della McLaren che aveva vinto il titolo l'anno prima, portò quattro successi, due con Rosberg e due con Mansell.
L'inizio della stagione fu molto difficoltoso, al Gran Premio del Portogallo Mansell raccolse i primi due punti della squadra, per vedere una Williams sul podio di dovette attendere altre quattro gare al Gran Premio degli Stati Uniti con Rosberg vincitore.
Verso la fine dell'anno, con Rosberg e Mansell ormai fuori dalla corsa per il titolo, le due Williams raccolsero sei podi, con le vittorie di Mansell in Europa e Sudafrica (dove ottenne anche la pole position) e quella di Rosberg in Australia.
L'inglese terminò il campionato al sesto posto, mentre Rosberg fu terzo. Ad impressionare fu la facilità con cui le vetture spinte dal nuovo turbo Honda dominarono gli ultimi 3 GP disputati su circuiti molto diversi tra loro.

Al posto di Rosberg arrivò Nelson Piquet per la stagione 1986 con il compito di vincere il mondiale. A marzo Frank Williams dovette affrontare la sfida più dura della sua vita: Mentre tornava dall'aeroporto di Nizza fu vittima di un grave incidente automobilistico, che lo costrinse per sempre su una sedia a rotelle e lo tenne lontano dai circuiti per tutto l'anno, con evidenti ripercussioni sulla gestione della squadra.

Lo scoppio della gomma della vettura di Mansell ad Adelaide 

Nelson Piquet vinse la prima gara in Brasile, ma le prestazioni opache dei successivi tre round permisero a Alain Prost di andare in testa al mondiale a +3 da Ayrton Senna e +7 da Piquet.
In Belgio e Canada trionfò Mansell, salendo al secondo posto della graduatoria a 2 lunghezze da Prost, superato nei successivi appuntamenti del Mondiale, dove il 'Leone' salì ancora sul gradino più alto del podio stravolgendo le gerarchie del team secondo cui Mansell sarebbe dovuto essere il "gregario" di Piquet. Fu proprio il brasiliano ad approfittare maggiormente di un periodo di magra del suo compagno vincendo i GP di Germania, Ungheria e Italia, ma le vittorie di Prost in Austria e di Mansell in Portogallo, resero decisivo l'ultimo gran premio di Adelaide, in Australia.
Ad un passo dalla conquista del titolo, Mansell ebbe la più grande delusione della sua carriera a causa dell'esplosione del pneumatico posteriore sinistro della sua vettura. Con Piquet e Prost ancora in gara, il pilota britannico non potè fare altro che dire addio ai suoi sogni iridati. Neppure il brasiliano riuscì a difendere i colori del suo team, richiamato ai box per un precauzionale cambio gomme in una fase di gara in cui Prost stava guadagnando terreno in vetta alla classifica.
Il francese, in modo rocambolesco, si aggiudicò il suo secondo titolo consecutivo, beffando i suoi due diretti avversari per il titolo nonostante disponesse della vettura meno competitiva. Questo dato è sottolineato dall'incredibile rendimento delle Williams nel Mondiale Costruttori, conquistato con 141 punti (frutto di 19 podi di cui 9 vittorie) contro i 96 della rivale Mclaren.

Nelson Piquet, vincitore del Mondiale 1987
Nella stagione 1987 Frank Williams tornò a dirigere attivamente la scuderia, che dominò tutta la stagione; il mondiale si decise nelle ultime gare con una lotta interna tra i due piloti Williams.
Dopo le prime cinque gare al comando della classifica c'erano Senna e Prost con due vittorie a testa, ma Mansell riuscì immediatamente a stravolgere la classifica nei successivi appuntamenti in Francia, Gran Bretagna.
La striscia di vittorie consecutive durò anche nelle gare successive, con le vittorie di Piquet in Germania, Ungheria e Italia, e con il successo di Mansell in Austria, a cui si sommarono le 9 pole position ottenute fino a quel momento.
Piquet, leader della classifica con 63 punti era a +14 su un sempre più sorprendente Senna e a +20 dal suo compagno di squadra, il quale lasciò troppi punti per strada a causa di errori e guasti della vettura, mostrandosi comunque più competitivo del brasiliano con la vittoria in Spagna e in Messico.
A sole due gare dal termine, Mansell si trovò a 12 lunghezze dal sudamericano, ma un terribile incidente nelle prove libere del Gran Premio del Giappone lo costrinse alla resa anticipata, ponendo la parola fine alla lotta per il titolo. Nell'ultimo appuntamento dell'anno Frank Williams schierò l'italiano Riccardo Patrese per sostituire il Leone d'Inghilterra.
Al termine dell'anno la Williams si confermò in vetta al Mondiale Costruttori, con 9 vittorie e 137 punti complessivi. Nelson Piquet, prossimo al passaggio nel team Lotus, conquistò il suo terzo e ultimo titolo in carriera.

Parentesi con i motori Judd (1988)


La FW12 guidata da Martin Brundle
La Honda però aveva deciso di abbandonare la Williams: tra i motivi, gli errori che costarono il titolo 1986 e il dubbio che fosse possibile per Frank Williams seguire in modo efficace la scuderia, viste le sue condizioni fisiche.
La casa nipponica, a titolo di risarcimento per la rottura di contratto, pagò la fornitura dei motori aspirati Judd V8 (derivati da un vecchio progetto della stessa Honda nel 1982), costringendo la coppia Mansell-Patrese ad un'annata di transizione in attesa di un fornitore maggiormente competitivo.
La FW12, malgrado i limiti del motore parve valida, tanto che l'anno dopo, adattata ai motori Renault, fu in grado di vincere delle gare.
Mansell riuscì a giungere secondo in Gran Bretagna e Spagna, mentre l'italiano Patrese conquistò cinque arrivi in zona punti, tra cui un buon quarto posto nell'appuntamento finale di Adelaide; nel corso della stagione l'inglese soffrì di problemi fisici che gli impedirono la partecipazione a due gare, dove fu sostituito da Martin Brundle e Jean-Louis Schlesser.
Nel frattempo la Williams si accordò per il 1989 con la Renault, che rientrò così nel circus.


Collaborazione con Renault e gli anni del nuovo dominio (1989-1997)



Thierry Boutsen sulla FW12C
La scuderia si assicurò una fornitura d'alto livello dalla Renault per il 1989. La collaborazione in otto anni porterà a vincere quattro titoli piloti e cinque titoli costruttori tra il 1992 e il 1997.
La combinazione tra la potenza del motore Renault e le innovazioni telaistiche portate da Adrian Newey (Head restò come direttore tecnico sportivo) condurranno in pochi anni a vittorie schiaccianti e sovente con largo anticipo.
L'era Renault iniziò nel 1989, con i piloti Riccardo Patrese e Thierry Boutsen (Mansell è passato alla Ferrari). La vettura fu quella dell'anno precedente, opportunamente adattata e denominata FW12C. Il Gran Premio del Brasile fu disastroso con entrambe le vetture ritirate per problemi al motore, ma nel successivo Gran Premio di San Marino arrivarono i primi punti con il quarto posto del belga Boutsen.
Altre due gare e al Gran Premio del Messico, il team ottenne il primo podio con Patrese che terminò secondo a 15 secondi da Ayrton Senna. Dopo il secondo posto nella successiva gara americana, nel Gran Premio del Canada, sotto la pioggia, Boutsen regalò alla Williams e alla Renault la prima vittoria con Patrese secondo a completare una fantastica doppietta.
Grazie ad un altro successo di Boutsen nella gara conclusiva in Australia, la Williams chiuse al secondo posto del Mondiale Costruttori dietro alla McLaren, mentre Patrese finì 3º nel mondiale piloti nonostante non avesse conquistato alcuna vittoria.

Nel 1990 Patrese e Boutsen vennero confermati nel ruolo di piloti ufficiali, anche se la FW13, utilizzata già l'anno precedente, si dimostrò meno competitiva di Mclaren e Ferrari, aggiudicandosi due Gran Premi (Patrese tornò alla vittoria a San Marino interrompendo un digiuno che durava da oltre sette anni, mentre Boutsen trionfò in Ungheria) seppur con un'inferiore affidabilità rispetto al 1989. Alla fine dell'anno arrivò il quarto posto del Mondiale Costruttori, con 30 punti in meno rispetto alla stagione precedente.

Boutsen lasciò la scuderia per passare alle Ligier all'inizio del 1991: al suo posto fu richiamato Nigel Mansell, il quale riformò la coppia 1988 con l'italiano Patrese (confermato dopo che la trattativa avviata tra il team di Frank Williams e il francese Jean Alesi si arenò a causa del passaggio di quest'ultimo al team Ferrari).

Riccardo Patrese al volante dell'avveniristica FW14

Damon Hill, figlio del Bi-Campione del Mondo Graham, fu ingaggiato nel ruolo di collaudatore.
L'inizio di stagione è travagliato, anche per problemi al cambio dell'innovativa FW14 che costrinsero entrambi i piloti al ritiro nel Gran Premio degli Stati Uniti.
Nel secondo Gran Premio del Brasile, Patrese giunse secondo dietro il dominatore di inizio stagione, Ayrton Senna.
Dopo un Gran Premio di San Marino amaro, Mansell tornò a podio nel Gran Premio di Monaco, sempre alle spalle del brasiliano Senna. La FW14 crebbe ulteriormente nei successivi appuntamenti del Mondiale, con i trionfi di Patrese in Messico e con i tre successi consecutivi del Leone d'Inghilterra in Francia, Gran Bretagna e Germania.
Le successive vittorie di Mansell in Italia e in Spagna lo lanciarono verso la conquista del titolo, ma nel Gran Premio del Portogallo la perdita di una ruota mal fissata dai meccanici vanificò ogni chance di successo. La Williams concluse la sua stagione di ritorno al vertice della Formula 1 con il secondo posto nel Mondiale Costruttori, e con la seconda e la terza posizione di Mansell e Patrese nel Mondiale Piloti.

Mansell si aggiudica il suo primo titolo al volante della FW14B
Nel 1992, Mansell dominò la stagione sin dal Gran Premio del Sud Africa, vinto agevolmente, davanti a Patrese. Mansell si aggiudicò le prime cinque gare consecutivamente, con Patrese secondo in ben quattro occasioni. Il dominio del team britannico venne arrestato da Senna a Monaco, grazie a una foratura della vettura del Leone a pochi giri dal termine della gara. Rientrato ai box, Mansell recuperò in fretta lo svantaggio, non riuscendo però a portare l'affondo finale prima del traguardo.
Il pilota inglese si riprese nei successivi appuntamenti di Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo, aggiudicandosi il record di maggior numero di vittorie di un pilota in una stagione di F1.
Anche Patrese arrivò al successo, trionfando nel penultimo appuntamento del Mondiale in Giappone. Questo risultato gli permise di conquistare il secondo posto nella classifica piloti, seppur con un ampio margine di distacco rispetto al suo compagno di squadra (furono 56 i punti dell'italiano, contro i 108 del britannico):
Già dall'autunno 1992 Alain Prost, reduce da un anno sabbatico, si aggiudicò un posto in Williams per il 1993, anche grazie alle pressioni della francese Renault; Nigel Mansell lasciò il team per passare alla serie IndyCar. Anche Patrese lasciò il team (accettando l'allettante proposta della Benetton), lasciando al figlio d'arte Damon Hill il ruolo di secondo pilota.


La FW15C guidata da Alain Prost
La vettura per il 1993 cominciò a girare già nell'estate 1992 con Hill (e dall'autunno anche con Prost); dotata di sofisticati congegni elettronici, come le sospensioni attive e il controllo elettronico della trazione, la FW15C sarà la dominatrice dell'anno. Prost vinse al debutto in Sudafrica, ma ad Interlagos e al Donington Park pagò la sua eccessiva prudenza sotto la pioggia, venendo surclassato dall'eterno rivale Senna, saldamente in testa alla classifica.
Prost crebbe gara dopo gara, trionfando a San Marino e per ben quattro occasioni consecutive tra il Gran Premio del Canada e il Gran Premio di Germania, dove beffò il compagno di squadra Hill nel corso dell'ultimo giro.
Il pilota britannico seppe riprendersi nei tre successivi appuntamenti del Mondiale, trionfando autorevolmente e guadagnando sul campo la riconferma per la stagione successiva. Alla fine dell'anno Prost si aggiudicò il suo quarto e ultimo titolo iridato, contribuendo alla vittoria della Williams nel Mondiale Costruttori. In occasione del Gran Premio di Francia, il 'Professore' annunciò il suo definitivo ritiro dalla F1, lasciando il suo sedile al brasiliano Ayrton Senna per l'anno venturo.


Ayrton Senna al volante della Williams-Renault
Il 1994 fu l'anno più tribolato nella storia del team Williams; l'accoppiata tra la vettura migliore e il pilota migliore si presentò come logica pretendente principale per la conquista dei tuoi titoli, ma i numerosi cambiamenti regolamentari (vennero abolite le sospensioni attive, il controllo di trazione e l'ABS) ruppe i naturali equilibri degli anni precedenti.
La FW16, molto più convenzionale rispetto ai precedenti modelli, venne surclassata dalla Benetton-Ford di Michael Schumacher nei primi due appuntamenti dell'anno, perdendo il primato in favore del tedesco.
La rimonta di Senna si arrestò nel Gran Premio successivo, sul tracciato di Imola. Un weekend tragico, segnato dal terribile incidente di Rubens Barrichello e dalla morte dell'austriaco Roland Ratzenberger durante le qualifiche. Il brasiliano del team Williams, partito dalla pole per la terza gara consecutiva, impattò contro le barriere della curva Tamburello, battendo la testa contro un braccio della sospensione. Le ferite riportate furono letali per il tre volte Campione del Mondo, morto poche ore dopo.
Rimasta orfana del suo pilota di punta (sostituito dal britannico David Coulthard e dall'ex Nigel Mansell), la Williams concentrò i suoi sforzi su Damon Hill, che approfittò delle disavventure di Schumacher (squalificato in due occasioni per comportamento antisportivo e irregolarità tecnica, estromesso dai GP d'Italia e del Portogallo per non aver rispettato la bandiera nera durante il GP di Gran Bretagna) per riaccendere la lotta al titolo a sole tre gare dal termine del Mondiale. Dopo una vittoria di Schumacher sul tracciato di Jerez e una pronta risposta di Hill in Giappone, si arrivò in Australia con i due rivali divisi da un solo punto al vertice della classifica.

L'incidente tra Hill e Schumacher 
La gara di Adelaide si sarebbe trasformata in una delle corse più controverse della storia della F1: Schumacher, in testa al gran premio fin dal primo giro, fu vittima di un incidente, coinvolgendo anche il rivale inglese.
L'impatto ruppe una sospensione della Williams di Hill, costringendolo alla resa definitiva.
Il Mondiale Piloti finì tra le mani di Schumacher, vincitore del suo primo titolo. Posizioni invertite nel Campionato costruttori, vinto dalla scuderia britannica grazie al successo di Mansell nel Gran Premio d'Australia e ai buoni risultati del terzo pilota Coulthard.

Nel 1995 Nigel Mansell tornò in Formula 1 per alcune gare con una deludente McLaren (grazie all'appoggio dello sponsor Marlboro), mentre la Williams confermò Hill e Coulthard. In virtù dell'acquisizione della Ligier da parte del manager Benetton Flavio Briatore, la Renault fornì la propria motorizzazione alla scuderia rivale, ampliando il divario tra le vetture anglo-italiane e le monoposto del team di Sir Frank Williams.
La stagione partì con il piede giusto, con il secondo posto di Coulthard nella gara inaugurale in Brasile e con le due vittorie consecutive di Hill in Argentina e a San Marino. Dalla gara di Imola però, il pilota britannico inanellò una serie di prestazioni negative che lo allontanarono dalla vetta della classifica.
La svolta decisiva avvenne nel Gran Premio del Belgio, dove Hill ebbe l'opportunità di ridurre il suo distacco in classifica sfruttando la pessima qualifica del rivale tedesco (partito dal 16° posto); la grande occasione venne vanificata in gara, dove Schumacher riuscì a rimontare il gap nei primi giri
grazie all'azzardo di partire con pneumatici da asciutto su pista bagnata.

La FW17 pilotata da Damon Hill nel 1995

La sconfitta di Hill sancì la definitiva resa nel Mondiale Piloti, anche se la lotta nel Campionato Costruttori rimase viva sino all'ultimo Gran Premio dell'anno. Benetton e Williams recitarono il ruolo di dominatrici assolute, vincendo tutte le gare della seconda parte di stagione. Complici alcuni errori dei due piloti del team britannico, la Benetton si laureò Campione del Mondo per la prima volta nella sua storia con 25 punti di margine sulla scuderia rivale.
Hill riscattò parzialmente la sua stagione con il trionfo nell'ultima gara dell'anno sul tracciato di Adelaide, dove dominò il Gran Premio tagliando il traguardo con due giri di vantaggio su Olivier Panis.

Villeneuve sulla Williams FW18
Nel 1996 il team britannico ingaggiò il campione Indycar e figlio d'arte Jacques Villeneuve, confermando Damon Hill nel ruolo di primo pilota.
Sfruttando le disavventure di Schumacher, passato alla Scuderia Ferrari, la coppia Williams prese subito il largo in classifica, vincendo le prime cinque gare e ipotecando la conquista dei due titoli.
Sorprendentemente, Villeneuve si adattò subito alla nuova categoria, accendendo la lotta per il primato della graduatoria nella seconda parte di stagione.
Alla fine dell'anno sarà Hill a spuntarla, grazie agli otto successi finali contro i quattro del rivale canadese. Nonostante questo, il pilota britannico venne appiedato da Sir Frank Williams, convinto che le potenzialità di Villeneuve potessero comunque garantire il successo nel Mondiale successivo. Il figlio di Graham Hill si trasferì nel team Arrows, cedendo il suo sedile al tedesco Heinz-Harald Frentzen. Nello stesso anno la squadra inglese lasciò la sua storica sede di Didcot per traslocare nella nuova struttura di Grove.

Per l'ultimo anno del connubio ufficiale Williams-Renault a sostituire Hill arrivò il tedesco Heinz-Harald Frentzen, autore di alcune buone stagioni nel team Sauber. La FW19, ultima creatura del genio Adrian Newey (prossimo al passaggio nel team Mclaren), si dimostrò molto competitiva, dominando le prime gare stagionali con quattro vittorie su sei partecipazioni (tre per Villeneuve e una per Frentzen). La Ferrari di Schumacher crebbe notevolmente nel corso dell'anno, arrivando a giocarsi il titolo con la Williams del pilota canadese fino all'ultima gara, complice una controversa squalifica nel penultimo GP del Giappone.

Il 'discusso' tamponamento tra Schumacher e Villeneuve

L'atto conclusivo del Mondiale ebbe luogo sulla pista di Jerez de la Frontera, dove Frentzen, Schumacher e Villeneuve si qualificarono con lo stesso tempo. Il tedesco della Ferrari partì molto bene, guadagnando alcuni secondi nel corso delle prime tornate. Problemi ai freni della Rossa di Maranello permisero un pronto recupero da parte del canadese, dando vita a una battaglia che sarebbe durata fino al 48° giro. Villeneuve attaccò il suo rivale, che finì con il speronarlo nel tentativo di resistere in testa alla gara. Questa volta la difesa del tedesco non ebbe lo stesso esito del 1994, costringendolo al ritiro e regalando il titolo al pilota Williams, il quale lasciò campo libero alle due Mclaren di Mika Hakkinen e David Coulthard. I quattro punti garantiti dal terzo posto finale furono sufficienti per la conquista del titolo piloti, sottolineata ulteriormente dalla squalifica del pilota tedesco al termine della stagione (a causa della manovra azzardata di Schumacher ai danni del suo rivale).

Anni di transizione con i motori Mecachrome (1998-1999)


Villeneuve sulla Williams-Mecachrome
Nel 1998, la Renault lasciò la F1, risarcendo il team Williams con la fornitura dei motori della consociata Mecachrome, molto meno potenti e affidabili dei propulsori precedenti.
La vettura fu molto simile a quella del 1997, adattata ai regolamenti della nuova stagione. La crescita della Mclaren e della Ferrari relegò la Williams al ruolo di terza forza del Mondiale, costringendo Villeneuve e Frentzen al ruolo di comprimari.
Alla fine dell'anno il team britannico si classificò al terzo posto del Mondiale Costruttori, con tre terzi posti come miglior risultato.
Deluso dall'atteggiamento dei propri piloti in gara, Sir Frank decise di stravolgere le gerarchie del team, ingaggiando il Campione CART Alex Zanardi e il tedesco Ralf Schumacher.

Nel 1999 il team Williams passò ai motori Supertec (società guidata prima da Bernie Ecclestone poi da Flavio Briatore), versione sviluppata dei motori Renault del 1997. La vettura si dimostrò inferiore al modello precedente, nonostante un promettente terzo posto di Schumacher nella gara inaugurale in Australia.
La stagione si rivelò disastrosa, con 3 podi e il 5° posto nel Mondiale Costruttori a quota 35 punti.
Zanardi, reduce da due stagioni fenomenali con il team Target Chip Ganassi Racing, non raccolse punti iridati, venendo licenziato al termine dell'anno in favore del debuttante Jenson Button.


Collaborazione con BMW (2000-2005)


Juan Pablo Montoya sulla Williams-BMW a Monza
Il team tornò ad essere competitivo l'anno successivo, sfruttando al meglio la potentissima motorizzazione BMW. Button e Schumacher si dimostrarono piloti di valore, sfiorando il podio in molte occasioni e arrivando spesso in zona punti. Grazie ai tre terzi posti del tedesco, la Williams risalì al terzo posto del Mondiale Costruttori, seppur con ampio distacco dal tandem Mclaren-Ferrari.
Nel corso dell'anno Sir Frank annunciò l'ingaggio del colombiano Juan Pablo Montoya, reduce da alcune stagioni molto positive nel Mondiale CART. Jenson Button venne girato alla Benetton.

Il 2001 fu una stagione molto positiva, con quattro vittorie (3 di Schumacher, 1 di Montoya) e altri 5 podi. Il distacco dal vertice venne ridotto gara dopo gara, e il bottino finale di punti toccò quota 80.
Lo sviluppo della vettura si rivelò molto positivo, e nel 2002 arrivarono un'altra vittoria di Schumacher, oltre a una serie di podi del colombiano Montoya, sempre più a suo agio con la monoposto bianco/blu. Al termine del 2002 il team Willliams si posizionò al secondo posto della graduatoria, battendo una deludente Mclaren.
L'apice del binomio Williams-BMW fu toccato nel 2003, con una serie di dieci risultati utili consecutivi per Schumacher (impreziosita dalle due vittorie del tedesco nei GP di Europa e Francia) e dallo splendido rendimento di Juan Pablo Montoya, inseritosi nella lotta per il Mondiale al pari di Michael Schumacher e Kimi Raikkonen.
Il colombiano prese il volo a partire dal Gran Premio di Monaco, ottenendo otto podi consecutivi e appaiando il tedesco della Ferrari al vertice della classifica. Nel momento decisivo ad Indianapolis, Montoya commise alcuni errori che rovinarono la sua corsa all'iride, facendolo scivolare al terzo posto della graduatoria finale. Il team Williams riuscì comunque a confermare il suo secondo posto nel Mondiale Costruttori, a soli 14 punti dal primato della Scuderia di Maranello.

L'avveniristico muso a 'tricheco' della Williams FW26
Complice l'azzardo di una vettura troppo esasperata aerodinamicamente (con un muso a tricheco), il team Williams non confermò le prestazioni dell'anno precedente, venendo surclassata da Ferrari, BAR e Renault (rientrata in F1 come costruttore). L'unica gioia della scuderia di Sir Frank arrivò nell'ultima gara dell'anno in Brasile, dove Montoya, prossimo al passaggio nel team Mclaren, salutò la compagine di Grove con una splendida vittoria.
Il resto della stagione risultò molto travagliato, con tre soli podi e con una discreta serie di risultati utili. Da sottolineare il terribile incidente di Schumacher nel Gran Premio degli USA, in cui riscontrò fratture multiple alle vertebre che lo costrinsero a saltare sei gare. Al suo posto furono ingaggiati Marc Genè e Antonio Pizzonia.

L'ultimo anno dell'accoppiata Williams-BMW (la casa bavarese decise di acquisire la Sauber per competere come team di F1) si rivelò peggiore del 2004.
Nick Heidfeld e Mark Webber non eguagliarono i risultati di Montoya e Schumacher, ottenendo quattro podi e alcuni piazzamenti in zona punti senza mai competere realmente per la vittoria.

Heidfeld sulla FW 27

Ad aggravare la situazione arrivarono gli infortuni di Heidfeld nella seconda parte di campionato, che costrinsero Sir Frank a riaffidare le sue vetture al tester brasiliano Antonio Pizzonia nelle ultime cinque gare dell'anno.

La parentesi con Cosworth (2006)

Nel 2006, alla luce del definitivo divorzio tra il motorista BMW e il team inglese, le Williams passarono nuovamente attraverso un periodo di transizione con i motori clienti Cosworth.
Il confermato Webber e il promettente figlio d'arte Nico Rosberg (ingaggiato dopo il trionfo nel Mondiale GP2) non riuscirono a competere per la vittoria, riuscendo solo in rare occasioni a toccare la zona punti. Le prestazioni del tedesco Rosberg misero in luce il suo talento, ma alla fine dell'anno gli unici risultati degni di nota furono i due sesti posti di Webber nei Gran Premi di Bahrain e San Marino. Il team Williams si classificò all'ottavo posto del Mondiale Costruttori a quota 11 punti.


Collaborazione con Toyota (2007-2009)


Alexander Wurz con la Williams nel 2007
A partire dal 2007, con Nico Rosberg e Alexander Wurz, e successivamente con Kazuki Nakajima (figlio di Satoru Nakajima) dall'ultima gara del 2007, la squadra venne equipaggiata nuovamente da un motore ufficiale: quello Toyota.
Il 2007 si concluse in maniera piuttosto positiva rispetto al 2006, con il quinto posto nel mondiale costruttori (divenuto quarto a causa della squalifica della McLaren nella Spy-Story) e con un podio di Alexander Wurz nel Gran Premio del Canada, il primo dal 2005.
Anche Rosberg seppe mettersi in luce, con una serie di quattro risultati utili consecutivi e con il nono posto finale nel Mondiale Piloti.

Il 2008 iniziò bene per la Williams, con il 3º posto di Rosberg e il 6º posto di Nakajima in Australia. Tuttavia, con l'eccezione di qualche raro exploit sui circuiti cittadini, nel resto della stagione i risultati furono piuttosto deludenti ed il team ottenne come migliore risultato solo qualche arrivo nella parte bassa della zona punti; fece eccezione il Gran Premio di Singapore, nel quale Rosberg conquistò il secondo posto, nonostante uno stop&go di penalità. Nonostante questo buon risultato, la scuderia inglese concluse il campionato costruttori solo in ottava posizione, con 26 punti.
La stagione non fu difficile solo dal punto di vista del rendimento in pista; la scuderia britannica attraversò una crisi economica molto pesante, con un debito di oltre 60 milioni di dollari nonostante il cospicuo bonus incassato dalla FOM in virtù del quarto posto nel Mondiale Costruttori 2007. In aiuto del team di Sir Frank arrivò Bernie Ecclestone, il quale liberò alcuni fondi per garantire la sopravvivenza della storica squadra britannica, che riuscì a pagare i propri fornitori.

Nico Rosberg nel 2009
Nel 2009 la Williams risolse tutti i suoi problemi economici, grazie al taglio dei costi voluto dalla FIA ed al nuovo accordo di sponsorizzazione siglato con il marchio Philips.
La Denso si occupò della fornitura del carburante, mentre la Toyota diede un ulteriore contributo alla scuderia inglese fornendo il propulsore RVX V8, dotato di maggiore potenza rispetto al modello precedente. 
La scuderia concluse il mondiale costruttori al 7º posto con 34,5 punti. A fine stagione Nico Rosberg ed il suo compagno di squadra Kazuki Nakajima abbandonarono definitivamente il team, lasciando il posto all'esperto Rubens Barrichello e al Campione di GP2 Nico Hulkenberg.
Nello stesso anno, Williams siglò un accordo con il Qatar Science & Technology Park (QSTP), per la creazione del nuovo Williams Technology Center (WTC).


Nuova collaborazione con Cosworth (2010-2011)


Nel 2010 la Toyota abbandonò il mondo della Formula 1, costringendo il team britannico a un rapido ripiego con la Cosworth. L'inizio della stagione non fu dei migliori, fin dai primi test la macchina soffrì di un forte sottosterzo oltre che dei soliti problemi dovuti ad un propulsore poco potente. Nella prima metà di stagione la Williams faticò a qualificarsi nelle prime 10 posizioni in qualifica e i punti raccolti furono pochi.

Hulkenberg nel 2010

Il continuo sviluppo della vettura diede però i suoi frutti nella seconda parte dell'anno, regalando soddisfazioni ad entrambi i piloti: dal Gran Premio del Canada la Williams finì quasi tutte le gare a punti, qualificandosi assiduamente nella top ten grazie ad una serie di modifiche in particolare all'f-duct e al blown diffuser.
Nel frattempo fu sempre più evidente la crescita personale del debuttante Nico Hulkenberg, culminata con la conquista della sua prima pole position in carriera nelle qualifiche del Gran Premio del Brasile. Il team di Grove concluse il campionato piazzandosi al 6º posto nel mondiale costruttori con 69 punti, mentre Barrichello e Hulkenberg chiusero al 10º e 14º posto rispettivamente con 47 e 22 punti.

Barrichello nel Gp d'Australia 2011
Per il 2011 la Williams confermò la partnership con Cosworth e il rapporto con l'esperto Barrichello, appiedando Hulkenberg in favore del debuttante venezuelano Pastor Maldonado, favorito dal suo munifico sponsor PDVSA. che prende il posto del tedesco Nico Hülkenberg.
Nel frattempo, per fronteggiare la crisi di sponsor, e per garantire un futuro a lungo termine, il team annunciò la quotazione sulla borsa di Francoforte del team a inizio marzo; la maggioranza del pacchetto restò comunque in mano a Frank Williams.
Il Mondiale cominciò in modo negativo per la scuderia inglese, che raccolse quattro ritiri nelle prime due gare e zero punti nelle tre successive; questo portò il direttore tecnico Sam Michael ed il responsabile del reparto aerodinamico Jon Tomlinson a rassegnare le dimissioni all'indomani del Gran Premio della Malesia.
Alla fine il team ottenne solo 5 punti stagionali (4 con Barrichello e 1 con Maldonado) risultando il miglior team motorizzato Cosworth, arrivando davanti a Team LotusHRT e Virgin.


Nuova collaborazione con Renault (2012-2013)


Il 4 luglio 2011 fu annunciato il passaggio da Cosworth a Renault per la fornitura dei motori nelle stagioni 2012 e 2013: si venne così a ricreare il connubio tra la scuderia inglese ed il motorista francese che aveva dominato la scena negli anni '90. Nell'inverno seguente la scuderia annunciò l'ingaggio del brasiliano Bruno Senna, che prese il posto del connazionale Rubens Barrichello al fianco di Pastor Maldonado.
La stagione 2012 si aprì con delle grandi novità sia all'interno della dirigenza che del reparto tecnico della squadra: furono ingaggiati Mike CoughlanJason Somerville e Mark Gillian, rispettivamente con i ruoli di direttore del progetto, responsabile del reparto aerodinamico e responsabile delle operazioni in pista.
A stagione appena iniziata Frank Williams annunciò il proprio ritiro dal consiglio di amministrazione, cedendo il suo posto alla figlia Claire; poche settimane più tardi Adam Parr, direttore della scuderia, rassegnò le dimissioni.

Maldonado trionfa nel Gp di Spagna 2012
La nuova vettura, la FW34, si dimostrò un netto miglioramento rispetto alla precedente.
Nella prima metà di stagione Maldonado e Senna furono in grado di competere stabilmente per la conquista di punti iridati: il venezuelano colse, inoltre, la prima vittoria della scuderia dal 2004, vincendo il Gran Premio di Spagna. Nonostante alcune buone prestazioni in qualifica ottenute dallo stesso Maldonado, dopo il ritorno alla vittoria la Williams mantenne una bassa media di punti a gara, conquistando appena 12 punti nei successivi nove Gran Premi, a causa di diversi incidenti e ritiri che hanno impedito di conquistare numerosissimi punti e andare alcune volte a podio.
Il miglior risultato della seconda metà della stagione fu un quinto posto di Maldonado nel Gran Premio di Abu Dhabi. La scuderia, pur conquistando 76 punti (ben 71 in più rispetto alla stagione precedente), si classificò in ottava posizione nella classifica costruttori, migliorando di un solo posto il piazzamento del 2011.

Per la stagione 2013 viene confermato Pastor Maldonado, e viene licenziato Senna per fare spazio a Valtteri Bottas, pilota giovane finlandese già tester l'anno passato. Come collaudatrice viene ingaggiata una donna, la moglie del detentore del 16% delle azioni della Williams e Direttore Esecutivo della Mercedes Toto WolffSusie Wolff, proveniente dal campionato DTM.
I primi due Gran Premi non vanno però bene alla Williams con Maldonado che si ritira in entrambi e Bottas che conclude fuori dalla zona punti.

Claire Williams
Il 27 Marzo 2013 viene nominata al fianco di Sir Frank come Vice Direttrice Claire, per garantire stabilità e continuità all'azienda di famiglia.
Nonostante i cambiamenti al vertice della società e agli sforzi fatti dal team gara per gara la stagione 2013 stenta a decollare con il team che sia in Cina che in Bahrain rimane ancora fuori dalla zona punti, rimanendo l'unica scuderia assieme a Caterham e Marussia ancora a 0 nel Mondiale Costruttori.
La stagione disastrosa della Williams si conferma anche nei successivi tre Gran Premi con una sola prova d'orgoglio: durante le qualifiche del GP di Montreal il rookie Valtteri Bottas, sfruttando al meglio l'asfalto bagnato, riesce a spiazzare la sua vettura al terzo posto della griglia di partenza dietro ai soli Vettel e Hamilton, lasciandosi alle spalle piloti come Alonso, Raikkonen e Rosberg.
Nella ricerca di ritrovare competitività tenendo d'occhio i costi il team Williams annuncia l'accordo con Mercedes per la fornitura di propulsori Turbo V6 a partire dalla stagione 2014. E' la prima volta che la storica scuderia inglese si affida alla motorizzazione della casa dalla stella a tre punte.
I risultati però continuano a non arrivare e anche in occasione della 600° gara della storia del team britannico (GP di Germania) sia Maldonado che Bottas non riescono a conquistare un posto nella top ten, tagliando il traguardo rispettivamente in 15° e 16° posizione.

In Ungheria finalmente Maldonado ottiene il primo arrivo in zona punti per la scuderia inglese: il pilota venezuelano sfrutta i ritiri e gli incidenti dei suoi avversari per artigliare un prezioso decimo posto, alle spalle del messicano Sergio Perez. Nonostante il buon risultato dell'Hungaroring e l'ingaggio di Pat Symonds al posto di Mike Coughlan, la Williams non riesce a ripetersi a Spa, dove entrambi i piloti rimangono fuori dalla zona punti.

Maldonado conquista il primo arrivo a punti del team Williams

Il 2013 continua a non sorridere allo storico team inglese nei successivi appuntamenti del Mondiale, nonostante i continui aggiornamenti della monoposto e al cambio dei pneumatici Pirelli, tornati alla conformazione 2012. Solo nel Gran Premio degli USA la scuderia britannica ritrova il sorriso, ottenendo un prezioso ottavo posto con il rookie Bottas.
Grazie a questo risultato, il team di Sir Frank Williams si classifica in nona posizione nel Mondiale Costruttori, a quota 5 punti. Tuttavia, gli scarsi risultati ottenuti nel corso della stagione allontanano il venezuelano Maldonado dalla scuderia inglese, favorendo l'ingresso dell'esperto brasiliano Felipe
Massa, pilota ufficiale Williams a partire dal 2014.


Williams Martini Racing-Mercedes (2014- )


Felipe Massa nelle prove libere del GP del Brasile 2016
Come annunciato il 30 maggio dell'anno precedente, il team Williams adottò i motori Turbo V6 Mercedes per la nuova era dei propulsori sovralimentati in Formula 1. La casa di Stoccarda si impegnò anche a fornire il sistema KERS, mentre il cambio rimase di produzione propria. 
Il team di Sir Frank annunciò inoltre la partnership con la Martini, che riportò la sua livrea bianco, rosso e blu nel Circus dopo oltre 30 anni di assenza.
Grazie ai nuovi accordi raggiunti la stagione 2014 segnò un ritorno alla competitività per il team Williams, capace di monopolizzare la prima fila del Gran Premio d'Austria con Felipe Massa davanti al finlandese Bottas. All'exploit del Red Bull Ring (chiuso con il podio di Bottas e il 4° posto di Massa) seguirono altri otto podi e ben 320 punti, con il terzo posto finale nel Campionato Costruttori.
Il 2015 seguì l'andamento dell'annata precedente, con la conferma sul gradino più basso del podio Mondiale, frutto di 4 podi e un bottino di 257 punti.
La risalita di Ferrari e Red Bull sotto il mostro Mercedes fece scivolare la Williams al quinto posto nel 2016. La FW38 si dimostrò vettura affidabile ma non velocissima, e i confermati Massa e Bottas non ebbero modo di ripetere le grandi prestazioni degli ultimi due anni, pur completando molte gare a punti.
Alla vigilia del Gran Premio d'Italia l'esperto Felipe Massa annunciò il suo ritiro dalle corse in favore del talento canadese Lance Stroll (spinto da una notevole dote finanziaria). Inaspettatamente il brasiliano dovette rivedere i suoi piani, rimandando la sua pensione per rimpiazzare Valtteri Bottas (passato in Mercedes al posto del Campione del Mondo Nico Rosberg).
Nelle prime gare del 2017 Massa è autore di buone prestazioni, con due sesti posti in Australia e Bahrein. Male Stroll, frenato dalla sua inesperienza con le monoposto di Formula 1 seppur con discrete prestazioni in qualifica.