martedì 11 aprile 2017

Albo d'oro F1: 1983

Piquet al volante della BT52
Il Campionato del Mondiale di Formula 1 1983 vide la seconda affermazione personale dell'asso brasiliano Nelson Piquet tra le polemiche di una stagione condizionata dall'utilizzo di carburanti con un numero di ottani maggiore al livello consentito dal regolamento. Le critiche alla scuderia Brabham, gestita dal futuro Patron del Circus Bernie Ecclestone, furono spente quando venne a galla che anche gli altri team si affidarono allo stesso stratagemma per aumentare la competitività delle proprie monoposto, comprese Renault e Ferrari. Proprio la casa francese fu l'assoluta dominatrice della parte iniziale del Calendario, con le quattro vittorie del Professor Prost e la leadership in entrambe le classifiche grazie alle buone prestazioni della seconda guida Eddie Cheever.
Il pilota francese però non sembrò contento della resa della sua monoposto, lamentandosi con il suo team per uno sviluppo della vettura non all'altezza delle rivali, che nelle ultime gare si spartirono vittorie su vittorie ricucendo lo strappo nelle due graduatorie. Il team Brabham ebbe anche l'illuminazione di effettuare pit stop durante la gara, pratica ancora poco comune all'epoca che consentiva ai suoi due alfieri di poter disporre di un set di nuovi pneumatici per aggredire la concorrenza nella parte finale della corsa. La nuova strategia si rivelò fruttuosa già nel primo appuntamento dell'anno in Brasile, dove il pilota brasiliano vinse davanti a Rosberg e Lauda. Così come nell'annata precedente il Campione del Mondo in carica fu squalificato al termine della corsa, ma il suo secondo posto rimase non fu poi assegnato.
In Francia e Imola arrivarono le prime affermazioni stagionali di Alain Prost e Patrick Tambay, saliti al vertice della classifica grazie ai problemi di affidabilità della vettura di Piquet. Simile andamento anche nelle gare successive, dove il francese della Renault inanellò una serie di risultati utili che consolidarono la sua leadership davanti all'altro ferrarista René Arnoux (vincitore in Canada, Germania e Olanda) e al redivivo Piquet, ora costretto a una disperata rimonta in classifica negli ultimi tre appuntamenti del Calendario per tenere vive le sue speranze di lottare per il titolo.
Ciò puntualmente avvenne, e sulle piste di Monza e Brands Hatch la Brabham mostrò i muscoli garantendogli ben due vittorie contro i due secondi posti (uno a testa) della coppia francese. Prost era dunque sempre più demotivato e frustrato dal calo prestazionale della sua vettura. Dopo aver buttato fuori gara se stesso e il suo rivale brasiliano nella gara di Zandvoort, si presentò all'ultimo GP dell'anno in aperta lite con la sua squadra, rea di non avergli fornito una vettura all'altezza della BT52. Sulla pista di Kyalami il Professor vide portare a compimento la sua profezia, ritirandosi per noie meccaniche mentre Nelson Piquet ottenne il suo secondo titolo personale lasciando la vittoria al suo compagno di squadra Riccardo Patrese, seguito dal connazionale De Cesaris. Il terzo posto conquistato fu comunque sufficiente a garantirgli il sorpasso in classifica, con due punti di vantaggio ai danni di Prost.

GP Sud Africa, 1983. Patrese vince, Piquet è Campione del Mondo

Dopo una breve parentesi in F2, a partire dal Gran Premio di Gran Bretagna la Honda rientrò nella massima formula automobilistica (dopo un'assenza di ben 15 anni) come fornitrice dei motori per il neonato team Spirit. L'esperienza non si rivelerà fruttuosa, e il colosso nipponico presto dirottò i suoi propulsori Turbo verso la quarta forza del Campionato Williams. Il team di Sir Frank, partito in sordina, ottenne una sola vittoria nel prestigioso Gran Premio di Monaco con Keke Rosberg, che approfittando delle mutevoli condizioni meteorologiche azzardò una partenza con gomme slick issandosi al comando e mantenendo la testa della corsa sino all'arrivo.

John Watson durante il GP di Long Beach 1983
Annata di transizione per la Mclaren, impegnata nel passaggio dalla Ford alla Porsche con la collaborazione dello sponsor TAG di Mansour Ojjeh (che si concretizzò dal Gran Premio d'Olanda dello stesso 1983), con una sola, rocambolesca vittoria nella gara di Long Beach. John Watson e Niki Lauda, partiti dalle ultime file dello schieramento in ventiduesima e ventitreesima posizione, si resero protagonisti di una rimonta incredibile che li portò ai primi due posti della corsa sotto gli occhi di un pubblico attonito per ciò che stava accadendo. Il nordirlandese si difese al meglio una volta guadagnato il comando, aiutato dai molti ritiri e dai crampi che limitarono le prestazioni del suo compagno di squadra Lauda, portando a compimento una delle più grandi imprese della storia di questo sport (nessuno riuscirà più ad imitarlo).
Per la prima volta la Renault svolse anche il ruolo di fornitore di motori, accordandosi con la Lotus del defunto Colin Chapman dopo una lunga trattativa. Bernie Ecclestone confermò la partnership del suo team con la tedesca BMW, che aggiunse alla sua lista di clienti anche la teutonica ATS, passando però dai pneumatici della Goodyear ai francesi Michelin (soluzione imitata anche dalla Osella).
L'Alfa Romeo decise al termine del 1982 di ridurre drasticamente il suo impegno in Formula 1, inizialmente con lo scopo di affidare i propri Turbo a team privati, ma in seguito optò per ulteriori tre anni di permanenza nella massima formula lasciando la gestione della propria scuderia alla società Euroracing, attiva in Formula 3 sotto la guida di Giampaolo Pavanello, che confermò il romano Andrea de Cesaris sostituendo Bruno Giacomelli (che si accasò alla Toleman al fianco di Teo Fabi) con Mauro Baldi. Il Campione del Mondo 1980 Alan Jones tentò un primo ritorno in Formula 1, ma le sue scarse condizioni fisiche convinsero la Arrows a sostituirlo con Chico Serra dopo una sola corsa. I deludenti risultati colti dal pilota brasiliano convinsero la squadra inglese ad appiedarlo in favore del belga Thierry Boutsen.
La Fittipaldi Automotive salutò invece la compagnia dopo otto anni di alterne fortune, con soli tre podi ottenuti su 103 Gran Premi disputati. La RAM, dopo aver sviluppato telai per March, Brabham e Williams, decise di presentarsi come costruttore autonomo, mentre la Theodore Racing e l'Ensing si fusero. La Scuderia Ferrari affidò i suoi sogni di gloria al confermato Tambay e al suo connazionale Arnoux, prelevato a fine 1982 dalla Renault per sostituire gli sfortunati Gilles Villeneuve e Didier Pironi. La casa francese rese pubblico il suo interesse per il milanese Michele Alboreto, ma quest'ultimo fu bloccato dal contratto che lo legava ancora alla Tyrrell, dirottando l'interesse della Renault verso l'Americano de Roma Cheever, proveniente dalla Ligier,  mentre Alboreto si consolerà con la vittoria nella gara di Detroit attirando su di sè l'interesse di Enzo Ferrari, che lo ingaggerà a partire dall'annata successiva.

Detroit, 1983. L'ultimo successo della Tyrrell Racing
con l'italiano Michele Alboreto

Anche Jacques Laffitte si separò dalla scuderia con cui raccolse i suoi primi successi in Formula 1, tornando alla corte di Sir Frank Williams al fianco del Campione in carica Keke Rosberg. Il team Williams si prese anche il lusso di far scendere in pista una terza vettura, guidata dal Campione F2 Jonathan Palmer nel Gran Premio d'Europa (eccezionalmente ospitato dal circuito di Brands Hatch).
Il Circuito di Spa-Francorchamps tornò in Formula 1 sostituendo la tappa di Zolder, funestata dal terribile incidente di Gilles Villeneuve nell'anno precedente. Il tracciato belga verrà confermato anche nelle annate successive, eccezion fatta per il 1984, dove verrà rimpiazzato nuovamente da Zolder.
Grazie agli straordinari risultati della coppia francese Arnoux-Tambay, la Scuderia Ferrari si confermò al vertice del Campionato Costruttori davanti a Renault e Brabham. Buona annata anche per l'Alfa Romeo (ben 18 punti), mentre la Tyrrell fu 'salvata' dalla vittoria di Michele Alboreto (prossimo al passaggio in Ferrari) a Detroit. La francese Ligier risentì dell'abbandono del motorista Matra, perdendo improvvisamente competitività e rimanendo fuori dalla top ten.



Campionato Piloti:

Piquet si aggiudica il suo secondo titolo piloti
1 - Nelson Piquet (Brabham): 59 Punti
2 - Alain Prost (Renault): 57 Punti
3 - Renè Arnoux (Ferrari): 49 Punti
4 - Patrick Tambay (Ferrari): 40 Punti
5 - Keke Rosberg (Williams): 27 Punti
6 - John Watson (Mclaren): 22 Punti
7 - Eddie Cheever (Renault): 22 Punti
8 - Andrea De Cesaris (Alfa Romeo): 15 Punti
9 - Riccardo Patrese (Brabham): 13 Punti
10 - Niki Lauda (Mclaren): 12 Punti
11 - Jacques Laffitte (Williams): 11 Punti
12 - Michele Alboreto (Tyrrell): 10 Punti
13 - Nigel Mansell (Lotus): 10 Punti
14 - Derek Warwick (Toleman): 9 Punti
15 - Marc Surer (Arrows): 4 Punti
16 - Mauro Baldi (Alfa Romeo): 3 Punti
17 - Danny Sullivan (Tyrrell): 2 Punti
18 - Elio de Angelis (Lotus): 2 Punti
19 - Johnny Cecotto (Theodore): 1 Punto
20 - Bruno Giacomelli (Toleman): 1 Punto
21 - Thierry Boutsen (Arrows): 0 Punti
22 - Jean-Pierre Jarier (Ligier): 0 Punti
23 - Chico Serra (Arrows): 0 Punti
24 - Raul Boesel (Ligier): 0 Punti
25 - Stefan Johansson (Spirit): 0 Punti
26 - Manfred Winkelhock (ATS): 0 Punti
27 - Corrado Fabi (Osella): 0 Punti
28 - Piercarlo Ghinzani (Osella): 0 Punti
29 - Roberto Guerrero (Theodore): 0 Punti
30 - Kenny Acheson (RAM): 0 Punti
31 - Jonathan Palmer (Williams): 0 Punti
32 - Eliseo Salazar (RAM): 0 Punti
NC - Alan Jones (Arrows): 0 Punti
NC - Jean-Louis Schlesser (RAM): 0 Punti
NC - Jacques Villeneuve Sr (RAM): 0 Punti


Campionato Costruttori:

Secondo Titolo Consecutivo per la Scuderia Ferrari
1 - Ferrari: 89 Punti
2 - Renault: 79 Punti
3 - Brabham: 72 Punti
4 - Williams-Ford: 36 Punti
5 - Mclaren-Ford: 34 Punti
6 - Alfa Romeo: 18 Punti
7 - Tyrrell: 12 Punti
8 - Lotus-Renault: 11 Punti
9 - Toleman: 10 Punti
10 - Arrows: 4 Punti
11 - Williams-Honda: 2 Punti
12 - Theodore-Ford: 1 Punto
13 - Lotus-Ford: 1 Punto
14 - Ligier: 0 Punti
15 - Spirit: 0 Punti
16 - ATS: 0 Punti
17 - Osella-Alfa Romeo: 2 Punti
18 - Mclaren-TAG Porsche: 0 Punti
19 - RAM: 0 Punti
20 - Osella-Ford: 0 Punti